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L’arte soffice degli Arazzi: problematiche di degrado

 


Oggi parleremo degli arazzi, giganti opere d’arte di lusso realizzate fin dai tempi più̀ antichi, eppure così delicate e di difficile conservazione a causa dei materiali che le compongono, ovvero fibre tessili naturali come lana, cotone, seta o lino. 
Il termine "arazzo" deriva dalla città francese di Arras, famosa nel Medioevo proprio per questi splendidi manufatti. La particolarità di questa tecnica sta nel fatto che il disegno viene realizzato mediante tessitura a mano su un telaio dominante di trama, i cui fili passano alternatamente sopra e sotto i fili di ordito, nascondendolo. Ogni passaggio è chiamato plettro e le trame, una volta completate, vengono unite tenacemente insieme da vari strumenti, come punteruoli, canne, stecche, pettini. Questa tecnica si differenzia da altre forme di tessitura in quanto ogni unità del motivo o dello sfondo è tessuta con una trama, o filo del colore richiesto, che viene inserita avanti e indietro solo sulla sezione in cui quel colore appare nel disegno. 
La bellezza di queste opere, inoltre, è rappresentata dalle grandi immagini molto dettagliate realizzate mediante un procedimento artistico artigianale che richiedeva la combinazione dell’estro del pittore con l’abilità del tessitore. I primi arazzi europei, tessuti nel Medioevo, venivano realizzati da tessitori che seguivano fedelmente il cartone dell'artista per il disegno. Nel Rinascimento, invece, gli arazzi sono diventati sempre di più riproduzioni tessute di dipinti già esistenti, tanto che il tessitore non veniva più considerato un collaboratore del pittore, ma bensì il suo imitatore. Nella Francia e nel Belgio medievali, così come adesso, il lavoro di un pittore veniva eseguito sempre in arazzo per mezzo del tessitore. L'arazzo tessuto direttamente dal pittore che ha creato l’immagine originale rimane un'eccezione, quasi esclusiva del lavoro manuale delle donne. 
Non possiamo parlare di arazzi senza parlare della lana, il materiale più utilizzato sia per l'ordito, ovvero la serie parallela di fili che corrono longitudinalmente nel tessuto dell'arazzo, che per la trama, ovvero i fili larghi di riempimento. 
I motivi che portarono alla scelta della lana nella tessitura degli arazzi sono da ricercare nella sua disponibilità, lavorabilità, durata e facilità di tintura, che permetteva di ottenere una vasta gamma di colori. Tuttavia, la lana è stata spesso utilizzata in combinazione con fili di lino, seta e cotone per la trama, più adatti ai dettagli e alla creazione di effetti delicati, rendendo possibile una maggiore varietà di contrasto di colore. 
Negli arazzi europei del XVIII secolo, la seta era molto utilizzata per ottenere sottili effetti tonali, soprattutto nella fabbrica di Beauvais in Francia, così come in Cina e Giappone. Gli arazzi in pura seta furono realizzati anche nel Medioevo dai Bizantini e in alcune parti del Medio Oriente. Il lino veniva, invece, utilizzato dagli antichi Egizi, i copti e gli europei medievali. Cotone e lana sono stati impiegati per gli arazzi peruviani precolombiani e per alcuni arazzi realizzati nel mondo islamico durante il Medioevo. Fin dal XIV secolo, i tessitori europei hanno utilizzato fili di trama d'oro e d'argento insieme a lana e seta per ottenere un effetto sontuoso. Chimicamente parlando, questi materiali presentano delle caratteristiche molto diverse e quindi anche problemi conservativi differenti. 
Le fibre vegetali del cotone, ad esempio, sono lunghe e sottili con forti pareti cellulari, ottenute da semi, steli e foglie. Esse sono composte da quantità variabili di cellulosa, emicellulosa, lignina e pectine. Le fibre di origine animale, come la lana, invece, non sono altro che i peli del mantello degli animali, mentre i filamenti di seta sono il prodotto di vari insetti, in particolare i bruchi. Le componenti strutturali di queste fibre sono rispettivamente le proteine di cheratina e fibroina. Inoltre, le strutture polimeriche delle fibre vegetali ed animali sono costituite da regioni amorfe e cristalline con diversa capacità di assorbire l’umidità e, di conseguenza, diversa resistenza agli attacchi chimici. La seta è considerata una fibra molto cristallina mentre la lana è estremamente amorfa. 
Uno dei maggiori danni che colpiscono le fibre di cellulosa è il deterioramento microbico che provoca diverse alterazioni strutturali, come fessurazioni, fori, solchi e sgretolamenti. Rispetto alle fibre vegetali, le fibre tessili proteiche animali di lana e seta sono meno vulnerabili all’attacco di microrganismi, grazie ad una complessa struttura istologica, a forti legami fra le catene molecolari e alla natura cristallina della loro struttura. Tuttavia, le proteinasi extracellulari (enzimi proteolitici) catalizzano l’idrolisi di cheratina e fibroina liberando gli amminoacidi ed i piccoli peptidi solubili, causando, analogamente alle fibre di cellulosa, la perdita di sostanza della fibra ed un indebolimento della struttura. Inoltre, la lana è vulnerabile alla colonizzazione da parte di funghi e batteri. 
Per quanto riguarda i colori, invece, è necessario che questi siano inalterabili dalla luce e quindi, garantiti nel tempo. Esistono varie tecniche non distruttive per analizzare i coloranti utilizzati negli arazzi, come ad esempio: la spettrofotometria in riflettenza nel visibile, la spettrofotometria a fluorescenza in 3D e la spettrofotometria infrarossa
Tra le analisi micro-distruttive invece si annovera la cromatografia, più̀ efficace per fornire l’identificazione dei coloranti presenti mediante separazione delle sostanze. 
Il degrado dei materiali tessili è molto condizionato dal microclima, dalla qualità dell’aria e dall’illuminazione. Gli arazzi, infatti, soffrono la luce, la tensione causata dal trasporto o dal proprio peso, che può portare allo scivolamento di alcune porzioni con il disallineamento del disegno. Inoltre, gli agenti atmosferici e l'usura danneggiano questi preziosi manufatti provocando l’allentamento sia della trama sia dell’ordito. 
Polvere, pulviscolo, deiezioni di insetti e parassiti compromettono la lucentezza e la leggibilità̀ dell’opera. Un’esposizione sbagliata può provocare danni ai supporti e macchie di ossidazione metallica. Un sistema di illuminazione obsoleto può causare viraggi di colore e un surriscaldamento dei materiali. Altre cause del degrado sono attribuibili anche all’invecchiamento, all’azione da parte di animali e a reazioni secondarie innescate dalla tintura, come l’uso di tannini con mordente a base di ferro, che portano al decadimento molecolare della lana, compromettendo l’integrità dell’intera opera. 

 
Martina

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