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L’arte che si isola per noi

#iorestoacasa è oggi l’hashtag più usato su tutti i social per sensibilizzare e invitare gli italiani ad evitare ogni occasione di aggregazione e ritrovo in un momento così difficile e angosciante, dove il peggior nemico dell’umanità è proprio l’uomo, il contatto umano, la vicinanza dell’altro che diviene oggi un pericolo subdolo e invisibile. 
 E così chiudono le scuole, le palestre, i cinema, i musei, i negozi, tutto ciò che non è considerato un bene di prima necessità. Questo porta inevitabilmente alla nascita di mille iniziative volte a impegnare il tempo a casa e a sollevare il morale della gente, lanciando il messaggio propositivo che oggi è possibile fare tutto anche restando chiusi a casa: è il trionfo degli interessi domestici, di Netflix, Sky, dei meeting su Skype, delle videochiamate, dei tutorial su Youtube per imparare a fare qualunque cosa… ma come usufruire dei beni culturali senza potersi recare personalmente in aree archeologiche, musei e girovagare per le città? 
 Infatti, è proprio la moltitudine di visitatori che fruisce del nostro patrimonio culturale che, oltre a garantire entrate economiche, dà senso all’arte di esistere e, se è vero questo, è uno dei motivi per cui studiamo, conserviamo e restauriamo le opere. Dunque, come garantire la fruizione del nostro patrimonio in un momento come questo? Avrete sicuramente sentito parlare di musei virtuali (conosciuti anche come museo on-line, hypermuseo, museo digitale, cybermuseo o museo web), che oggi più che mai aprono le porte alla popolazione mondiale permettendo di visitare gratuitamente e comodamente dal divano di casa il nostro immenso Patrimonio. Grazie alle nuove tecnologie, il visitatore può osservare puntuali riproduzioni delle opere presenti nei musei in formato 3D, in modo da poterle studiare in dettaglio e senza fretta, cercando sul web e con pochi tasti, tutte le informazioni che gli occorrono, passando da una sala all’altra senza alcuna fatica. 
 Ma non solo, vorrei far riflettere su come questa modalità di fruizione totale delle opere, oltre ad evitare il contagio del Coronavirus e a risparmiare (o occupare diversamente) il tempo e le energie degli italiani, risparmia e preserva anche la salute delle opere d’arte. Infatti, spesso le esigenze di fruizione da parte del pubblico possono non coincidere con quelle della conservazione, rappresentando una minaccia per gli oggetti esposti. Ogni persona, per le sue funzioni vitali, produce una certa quantità di vapore acquo (circa 50 - 100 g/ora), calore (circa 100 watt/ora) e anidride carbonica (circa 50 ml/ora) che rilascia nel museo dove sono conservate le opere, modificando le condizioni termo-igrometriche dell’ambiente. Inoltre, i visitatori sono veicolo anche di polveri pari a 0,2 g/ora, oltre a microrganismi diffusi attraverso la sudorazione, il parlare e gli starnuti, fibre legate agli indumenti e frammenti organici, come pelle e capelli. Per esempio, in una mostra frequentata da una media giornaliera di 500 visitatori, con permanenza media di 2 ore, ogni giorno vengono rilasciati nelle sale 30 kg di vapor d'acqua, 100 kw di calore, 18 m3 di anidride carbonica e 200 g di polveri. Questi dati non sono affatto da sottovalutare e dovrebbero essere monitorati con varie precauzioni, come: 
• far aspettare il visitatore in locali antistanti le sale espositive, intrattenendolo con documentazione inerente alla mostra e filmati didattici. 
• evitare sovraffollamenti di pubblico e limitare al necessario il tempo di permanenza dei visitatori nelle sale espositive, in modo che il flusso di visitatori nelle sale sia sempre adeguato alle dimensioni delle stesse e alle capacità dell’impianto di climatizzazione. 
• utilizzare all’ingresso tappeti che trattengano le polveri che il visitatore porta con sé. 
 Un altro problema è la preoccupazione del confort del personale di sorveglianza e dei visitatori che spesso è in contrasto con quello di conservazione delle opere. È importante, quindi, trovare un compromesso tra le esigenze del personale e delle opere, ricordando però che la priorità̀ deve essere data alla conservazione dei materiali, come dichiarato dalla norma UNI 10969 del 2002 “Linee guida per la scelta e il controllo del microclima” in cui si definisce che “I parametri ambientali devono essere scelti tenendo conto prioritariamente delle esigenze degli oggetti conservati, non solo del benessere umano. Qualora si rilevassero condizioni di incompatibilità̀ occorre provvedere adeguatamente, tenendo presente che per i beni culturali il processo di degrado è cumulativo, progressivo e irreversibile.” 
 Ovviamente, tutto ciò non deve essere in alcun modo inteso come un invito a non visitare più personalmente i luoghi d’arte, poiché nessun museo virtuale al mondo potrà mai donarci l’emozione e la bellezza che solo un’esperienza vissuta dal vivo in un ambiente reale (più o meno saturo di vapore, gas e polveri) può darci, ma è solo una riflessione e un appello al buon senso e al rispetto delle regole per sé, per gli altri e per i nostri amati Beni Culturali. 

Martina 
Bibliografia: 
Carlini, Laura. "Oggetti nel tempo: principi e tecniche di conservazione preventiva." (2007).

Link di approfondimento: 
10 musei da visitare stando a casa: tour virtuali e collezioni online.
 1. Pinacoteca di Brera - Milano https://pinacotecabrera.org/ 
 2. Galleria degli Uffizi - Firenze https://www.uffizi.it/mostre-virtuali 
 3. Musei Vaticani - Roma http://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/catalogo-online.html 
 4. Museo Archeologico - Atene https://www.namuseum.gr/en/collections/ 
 5. Prado - Madrid https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-works
 6. Louvre - Parigi https://www.louvre.fr/en/visites-en-ligne 
 7. British Museum - Londra https://www.britishmuseum.org/collection 
 8. Metropolitan Museum - New York https://artsandculture.google.com/explore 
 9. Hermitage - San Pietroburgo https://bit.ly/3cJHdnj 
10. National Gallery of art - Washington https://www.nga.gov/index.html.

https://www.repubblica.it/robinson/2020/03/13/news/coronavirus_musei_virtuali-251177323/ 

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