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L'imaging iperspettrale e i papiri di Ercolano: intervista a Michela Perino

Oggi abbiamo il piacere di incontrare Michela Perino, autrice dell’articolo pubblicato recentemente su Science Advances ed intitolato “Ancient Greek text concealed on the back of unrolled papyrus revealed through shortwave-infrared hyperspectral imaging ”. L’interessante ricerca ha riguardato la lettura dei famosi papiri carbonizzati di Ercolano, che ancora oggi non è possibile decifrare completamente senza comprometterne l’integrità. È la nostra autrice Alessandra a chiacchierare con Michela. Dunque, vi lasciamo alle parole di Michela, la quale ci introdurrà nel meraviglioso mondo della diagnostica che, in questo caso, non è volto solamente alla conservazione di materiali così delicati, ma anche a decifrare i segreti ancora celati in questi papiri. 

Uno dei papiri sottoposto ad analisi. Immagine gentilmente
concessa da Michela Perino.
Alessandra Virga: Raccontaci di te (il tuo percorso di studi, gli steps principali che ti hanno portato ad avvicinarti alla diagnostica dei beni culturali).
Michela Perino: Volentieri! Mi sono laureata in Scienze Archivistiche e Librarie (laurea triennale) e poi in Archivistica e Biblioteconomia (laurea magistrale) presso l’Università La Sapienza di Roma. Entrambe le mie tesi di laurea riguardavano le Scienze Applicate allo studio di manoscritti. È stato un percorso non usuale, frutto di una grande curiosità che ho avuto la fortuna di condividere con docenti esperti e appassionati, che mi hanno continuamente incoraggiata. Ho deciso quindi di presentare un progetto di ricerca interdisciplinare per il Dottorato del Dipartimento Scienze di Base e Applicate per l’Ingegneria ed è stato accettato. Adesso sono al mio secondo anno.

A. V.: Quali sono i principali risultati della vostra ricerca?
M. P.: Il risultato principale è l'interpretazione di questi manoscritti, unici al mondo e di grande valore per la storia della filosofia antica e della letteratura classica. I papiri di Ercolano rappresentano l’unica biblioteca dell'antichità giunta fino a noi, seppure non nella sua completezza e in parte deteriorata dall'eruzione vesuviana del 79 d.C. Allo stesso modo è importante il risultato puramente tecnologico, perché ci informa sulle potenzialità attuali dell’imaging iperspettrale e apre la strada a nuovi sviluppi della tecnica impiegata. 

A.V.: Quali sono i vantaggi della tecnica che avete utilizzato rispetto ad altre metodologie già adoperate su papiri, ad esempio la tomografia?
M.P.: L’imaging nel vicino infrarosso (950 nm), che è stato applicato ai papiri di Ercolano tra il 1999 e il 2002, ha incrementato il contrasto tra scrittura e supporto papiraceo carbonizzato, consentendo la lettura di testi prima indecifrabili. Tuttavia, tale metodo non è in grado di penetrare gli strati del papiro così da consentire la lettura del testo nascosto sul “verso”, ossia il retro del papiro, considerato perso perché attaccato su una tavoletta a fine Settecento dagli studiosi del periodo. Al contrario, l’imaging iperspettrale nel range 1000-2500 nm (SWIR), associato all’analisi delle componenti principali (PCA), ha rivelato per la prima volta in maniera non invasiva svariate porzioni del testo greco nascoste sul “verso” del papiro PHerc. 1691/1021 intitolato “Storia dell'Accademia”, tra i più celebri dell'Officina dei Papiri Ercolanesi. Inoltre, ha aumentato il grado di leggibilità del “recto”, ossia la parte frontale, analizzato con il già menzionato imaging a 950 nm, con importanti conseguenze per la ricostruzione del testo. Diversamente, la tomografia a raggi X a contrasto di fase è stata applicata con ottimi risultati sui rotoli di papiro rimasti chiusi e che oggi è impossibile svolgere meccanicamente a causa della carbonizzazione.

A.V.: Secondo la tua esperienza, quali sono le differenze principali nello studiare un bene culturale rispetto ad applicare la medesima tecnica su un altro campione?
M.P.: La differenza principale sta nella necessità di rendere queste tecnologie non invasive e applicabili in situ, quindi trasportabili. L’obiettivo non è soltanto fornire migliori possibilità di lettura ai fini della massima e completa fruizione del manoscritto (valorizzazione), ma anche mettere a punto tecniche che ne garantiscano la conservazione e l’integrità (tutela). 

A.V.: Questo lavoro è il frutto di una grande collaborazione tra laboratori internazionali, che contano umanisti e tecnici. Quale è stato secondo te il punto forte di questa collaborazione, che ha portato alla realizzazione di un lavoro a così alto impatto?
M.P.: Il punto di forza è stato certamente il dialogo continuo e sinergico tra i vari esperti che hanno collaborato alla ricerca. Durante le sessioni di misure, umanisti e tecnici hanno unito le loro conoscenze per il raggiungimento di un obiettivo comune. Graziano Ranocchia, il Principal Investigator della ricerca, è stato il punto di riferimento per tutti noi.

A.V.: Che cos’è che ti appassiona di più del tuo lavoro?
M.P.: Ogni giorno interagisco sia con umanisti che con scienziati (fisici ed ingegneri) ed è stupefacente contribuire alla sinergia tra due mondi, solo apparentemente così distanti, ma con obiettivi comuni. Sono cresciuta imparando che il sapere è unico, ed è questo l’approccio con il quale mi piace affrontare il mio lavoro. 


Grazie Michela per il tuo tempo e complimenti per la passione con cui svolgi il tuo lavoro!


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