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Pietre preziose & beni culturali: l’ametista

A prima vista può sembrare un semplice pezzo di vetro colorato e, soprattutto se non tagliato, di poco valore. In realtà, si tratta di un minerale pregiato che sin dall’antichità affascina e attrae l’uomo: stiamo parlando dell’ametista.
Dal punto di vista mineralogico, l’ametista altro non è che la varietà viola del quarzo (SiO2), spesso presente in natura sotto forma di grossi cristalli o in geodi. Il suo colore intenso è dovuto alla presenza di ferro [(FeO4)-4 ] all’interno della struttura mineralogica, che determina i cosiddetti centri di colore. Essendo un minerale appartenente al gruppo della silice, i cristalli di ametista hanno il più delle volte la forma di prismi esagonali terminanti ai due vertici con romboedri, così da sembrare una bipiramide esagonale.
Geode di ametista
Storicamente, il nome ametista deriva dal greco amethustos, letteralmente “non ubriaco”. Infatti, gli antichi Greci, e successivamente i Romani, credevano che bere vino da una coppa di ametista impedisse loro di cadere vittime dell’ebbrezza dell’alcol. Narra il mito che Dioniso sguinzagliò due tigri contro la ninfa Ametista, mentre questa portava omaggi al tempio di Artemide. Spaventata dai due feroci animali, la ragazza chiese aiuto alla dea: per proteggerla, Artemide trasformò Ametista in un purissimo cristallo di quarzo. Quando Dioniso si rese conto di quanto era successo alla ninfa per colpa sua, versò molte lacrime di disperazione nella sua coppa di vino. Il bianco cristallo assorbì le gocce di vino che, per il pianto, schizzarono fuori dalla coppa: il quarzo si tinse improvvisamente di viola.
L’uso dell’ametista come pietra preziosa è attestato già tra le antiche popolazioni della Mesopotamia: considerato di alto valore economico, il minerale era lavorato e inciso per creare oggetti rituali o sigilli per documenti. Gli antichi Egizi, invece, produssero splendide gemme di ametista per i propri gioielli, soprattutto grazie alla presenza di depositi ricchi di questo minerale nella provincia egizia della Nubia. Tagliata per essere incastonata ed usata come pietra preziosa, l’ametista fu una gemma amata dalla nobiltà europea già a partire dal XVIII secolo: non è infatti raro ritrovare, nelle collezioni di gioielli delle case reali, spille o corone con ametiste incastonate. Gli zar di Russia, ad esempio, sfoggiavano gioielli con pietre viola, potendo usufruire delle miniere di ametista siberiane. Proprio dalla Siberia, infatti, provengono le gemme della tiara della regina Alexandra, moglie del re d’Inghilterra Edoardo VII (1841-1910). Assieme alla tiara, la regina era solita portare una collana in cui le ametiste si alternavano a diamanti di pesi e misure diverse. Sempre all’interno della collezione reale britannica è presente un completo, con ametiste incastonate, composto da una collana, orecchini, tre spille e un paio di pettini per capelli. Questi gioielli, oggi proprietà della corona, appartennero alla madre della regina Vittoria (1819-1901), la duchessa di Kent.
Sfortunatamente, dal punto di vista della conservazione, le ametiste sono estremamente delicate. Il loro colore si altera facilmente se sottoposto a fonti di calore, sbiandendo fino a sparire. Perciò attenti, se ne possedete una!!


Bibliografia:
C. Klein, Mineralogia, 2004, Zanichelli editore
R.L. Bonewitz, Rock and Gem, 2005, DK Publishing

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