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News from diagnostic world: il degrado del pigmento giallo di cadmio in "Femme" di Picasso

Nella rubrica di oggi, vi proponiamo un interessante studio sul degrado del giallo di cadmio nell’opera di Picasso “Femme”. L’alterazione dei pigmenti a base di cadmio è già stata introdotta nel nostro blog in diversi casi studio (News from diagnostic world: cosa c’è dietro la camera blu di Picasso?News from diagnostic world: alla scoperta del processo fotossidativo dei gialli di cadmio nei dipinti ad olio): queste interessanti ricerche mettono in luce sempre aspetti nuovi dei processi di deterioramento, che il più delle volte interessano opere di altissimo valore storico e artistico.

Il solfato di cadmio (CdS), oltre ad avere un attuale interesse tecnologico, fu un pigmento utilizzato sin dal 1840 da artisti quali Van Gogh, Matisse e, per l’appunto, Picasso, la cui opera è stata oggetto di analisi. Purtroppo, già poco tempo dopo la stesura del colore, gli artisti potevano notare che il giallo da loro scelto non manteneva una tonalità brillante desiderata, tendendo a virare all’ocra.

Abstract Image
Graphical Abstract dell'articolo pubblicato su Analytical
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L’articolo che vi proponiamo, The degradation of cadmium yellow paint – New evidence from photoluminescence studies of trap states in Picasso’s Femme (Époque des “Demoiselles d’Avignon”), pubblicato in Analytical Chemistry, è frutto di una collaborazione internazionale tra Politecnico di Milano, CNR, Fondation Beyelere e Getty Museum. La ricerca mira ad indagare il degrado di due diversi pigmenti di cadmio che mostrano due differenti tipologie di degrado. Uno dei due pigmenti si presenta “vibrant yellow”, come scritto dagli autori, ovvero nella tonalità originale pensata e voluta da Picasso; l’altro pigmento, invece, denominato “now-brownish yellow,” mostra un cambiamento di colore verso il marroncino.

Questa alterazione è stata studiata attraverso la fotoluminescenza, le immagini multispettrali, la fluorescenza a raggi X, la micro-FTIR ed il SEM-EDS.

Le analisi evidenziano che Picasso utilizzò due diversi pigmenti commerciali, la cui composizione chimica ha influenzato il processo di alterazione. La fotoluminescenza delle emissioni degli stati trappola (TS) del pigmento più degradato risulta dunque più intensa, suggerendo una maggior densità di difetti nel cristallo rispetto a quella ottenuta dal pigmento giallo ben conservato. La emissione TS è un indicatore della reattività della superficie, quindi strettamente correlata ai difetti superficiali: questi stati trappola, infatti, intrappolano gli elettroni aumentando l’intensità della lunghezza d’onda della fotoluminescenza delle particelle. Gli autori evidenziano la presenza di molte variabili sconosciute che possono concorrere al viraggio del colore: la marca dei pigmenti, la storia conservativa dell’opera e l’abilità stessa dell’artista. Tuttavia, anche questi aspetti rendono la ricerca e questo articolo particolarmente interessanti, costituendo un altro tassello per la conoscenza dei materiali dell’arte e del loro invecchiamento.

Vi lasciamo scoprire quale sia la spiegazione dettagliata che i ricercatori hanno dato ai comportamenti diversi dei due pigmenti: potete scaricare il lavoro qui.

Buona lettura!

Francesca


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