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Il piombo nei beni culturali: usi e disusi del metallo dei Romani

Dopo aver parlato dei numerosi vantaggi del titanio nei beni culturali, oggi andremo a scoprire un altro metallo con un “grande peso” nella Roma antica: il piombo.
Lingotti di piombo romani - Foto di G. Dall'Orto 
Appartenente al 14° gruppo e al 6° periodo della tavola degli elementi, il piombo è un metallo tenero (durezza 1,5 nella scala di Mohs), pesante, malleabile, di colore grigio-azzurro brillante, più opaco quando esposto all'aria. Presenta una conducibilità elettrica relativamente bassa e può essere reso più duro per aggiunta di una piccola quantità di antimonio (Sb). 
Il piombo si trova raramente allo stato nativo: i minerali più importanti da cui si estrae sono la galena (PbS) e, in minor misura, la cerussite (PbCO3) e l'anglesite (PbSO4). 
Il piombo esiste in natura con quattro isotopi: 204Pb, 206Pb,207Pb e 208Pb, i quali derivano, ad eccezione del 204Pb che ha origine esclusivamente radiogenica, dai processi di decadimento radioattivo degli isotopi 232Th, 235U e 238U. La determinazione dei rapporti isotopici del piombo è uno strumento molto utile per gli studi di provenienza di reperti archeologici perché, oltre all’opportunità di studiare oggetti realizzati in piombo o in una delle sue leghe, permette agli studiosi di risalire alla sorgente di materie prime anche di altri manufatti metallici che lo contengono sotto forma di impurezza, come ad esempio l’argento ottenuto per coppellazione della galena (PbS). Infatti, alla fine del processo non sempre perfetto, l’oggetto in argento conteneva una quantità di piombo residuo: questa piccola frazione è sufficiente per individuare dell'impronta isotopica del giacimento di provenienza del minerale. 
Grazie alla sua resistenza alla corrosione e alla sua duttilità, il piombo è stato ampiamente usato per opere idrauliche, soprattutto in epoca greca e romana. Ancora oggi troviamo a Roma tubazioni e strutture di piombo risalenti all'Impero Romano, così come anche le coperture dei tetti di molte case. 
Inoltre, avendo una temperatura di fusione di soli 327 °C, il piombo è stato molto utilizzato in leghe, come il bronzo, per abbassarne la temperatura di fusione, aumentarne la colabilità ad alte temperature e la malleabilità a freddo. Il piombo è stato molto usato anche per un tipo particolare di saldatura, la cosiddetta “brasatura dolce”, che permette la giunzione di due componenti metalliche attraverso l’infiltrazione, fra le due superfici da saldare, di un materiale (solder) a basso punto di fusione. 
Gli archeologi hanno ritrovato una grande varietà di recipienti e vasi di piombo nei quali, in epoca romana, si conservavano profumi ed unguenti preziosi, nonché utensili da cucina, come pentole, posateria, contenitori per bevande. 
Addirittura, composti del piombo servivano per tingere di nero i capelli degli antichi romani o per incipriare il viso delle donne.
Non c’è da stupirsi, dunque, se il saturnismo, una grave malattia dovuta proprio alla tossicità di questo metallo, fosse molto diffusa tra gli antichi Romani e non solo... 
Infatti, anche molti pigmenti usati da celebri pittori del passato erano proprio a base di piombo. Ecco qualche esempio: 
- Bianco di Piombo o Biacca: carbonato basico di piombo, completamente sostituito nel XX secolo dal bianco di titanio e di zinco;
- Giallo di Napoli: antimoniato basico di piombo, presente sulla tavolozza di Caravaggio e di molti impressionisti, come Degas; 
- Giallo di Piombo-Stagno: stannato di piombo o silico-stannato di piombo, usato da Vermeer e Caravaggio; 
- Minio: miscela di ossidi di piombo, di colore rosso, utilizzato nelle famose miniature medioevali; 
- Massicot: ossido di piombo dal colore giallo ottenuto dall'ossidazione diretta della biacca a 300°. 
Da annoverare è anche l’uso del piombo nella tecnologia del vetro, sviluppata dai Cinesi: il moderno “vetro flint” fu prodotto, appunto, in Cina tra il sesto e quarto secolo a.C. Il piombo, infatti, conferisce durezza, brillantezza ed un alto potere rifrangente al vetro, rendendolo più lavorabile e modificandone alcune proprietà fisiche, come il punto di fusione e il coefficiente di dilatazione. 
Per concludere, non dimentichiamo l’uso dell’ossido di piombo nella produzione di rivestimenti vetrosi e smalti per la protezione delle ceramiche, nonché di vernici anticorrosive.


 Martina

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