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Studiare le repliche, l’importanza delle storie che non abbiamo ancora raccontato

"Le repliche racchiudono molte storie e contengono un parte rilevante dell’attività umana del passato."
(Foster & Curtis, 2016)

Le riproduzioni, che siano disegni, calchi, modelli in scala o fotografie, sono sempre state utilizzate per documentare e stimolare la ricerca sulle collezioni fin dalla nascita del Museo. Ma possono queste essere considerate come mere testimonianze, copie dimostrative per descrivere e comprendere l’oggetto ‘originale’, o possono forse essere loro stesse oggetti degni di studio di per se stessi? Come definiamo la differenza tra falsi, copie e riproduzioni? Quali erano e sono le problematiche sociali, economiche e politiche riguardanti la collezione, l’uso e lo smaltimento delle copie nel museo?

L'applicazione di un rivestimento su un calco in gesso può ingannare
il visitatore e generare l'illusione di diversi materiali.
Fonte: cortesia di Valentina Risdonne.
Tutti i diritti riservati.
Foster and Curtis (2016) hanno scritto del valore della replica e dei molteplici livelli di significato ed informazione da essi contenuti. La loro produzione, circolazione, funzione, uso e decadimento (includendo anche i moderni trattamenti subiti), rappresentano una miniera di informazioni, sia dal punto di vista empirico che tecnologico. Questo, ovviamente, offre le possibilità di esplorare il contesto socio-economico della replica. Perché la ricerca moderna, sia concernente la storia delle copie, e di conseguenza la loro conservazione, ha dimenticato questi oggetti, che costituivano una parte così importante dell’arte artigianale dei secoli XVIII e XIX?

La mia personale ricerca si concentra sui calchi in gesso del XIX secolo. Queste copie non sono mai state falsi: erano prodotti non solo con lo scopo di ispirare ed educare, ma anche volte all’ arredamento ed alla decorazione delle ville di campagna. Sfortunatamente, per lungo tempo questi oggetti sono stati erroneamente considerati ‘falsi’ ed ‘ingannatori’, guadagnandosi lo sdegno del pubblico dell’epoca, per essere successivamente riallocati negli interrati e magazzini dei musei, lontani dagli spazi espositivi.

La mia ricerca alla Northumbria University (Newcastle upon Tyne, UK) vuole studiare e contestualizzare i calchi in gesso del XIX secolo della Collezione del Victoria and Albert Museum – V&A – (London, UK), mediante l’analisi storica e tecnica dei rivestimenti applicati per garantire durabilità e conferire l’aspetto desiderato e, al contempo, valutare le più recenti tecniche di conservazione applicate su questi materiali. Il progetto di rinnovamento delle gallerie dei gessi (Cast Courts) ha permesso di osservare la collezione più da vicino, grazie alla campagna conservativa e a diverse ricerche curatoriali. Il progetto di conservazione prevede di mantenere la stabilità strutturale dei gessi e di migliorare le condizioni superficiali. Decadi di depositi superficiali devono essere rimossi senza compromettere i rivestimenti originali e gli interventi moderni. La collezione di gessi del V&A è unica: molti gessi sono stati in esposizione per oltre 150 anni e la collezione è rimasta pressoché inalterata, mentre molte altre collezioni del XIX secolo sono state col tempo distrutte. La collezione delle Courts comprende molteplici linee narrative e diverse provenienze; (Frederiksen, 2010; Wade, 2014) questa è oltretutto correlata a molte altre collezioni europee (Hagen, 2007; Kenworthy-Browne, 2006) ed ha anche influenzato la nascita di coeve collezioni oltreoceano. (Cambareri, 2011)

Frammenti di calchi in gesso sono campionati da
calchi selezionati e montati in resina per essere studiati
in sezione trasversale. Foto: cortesia di Valentina Risdonne.
Tutti i diritti riservati.
Durante la mia ricerca, ho selezionato un gruppo di oggetti appartenenti alla collezione di gessi del V&A, prodotti da F. Küsthardt. Ogni fase dello studio è stata propriamente documentata (documentazione fotografia e renderings AutoCAD). Gli oggetti sono stati e saranno studiati mediante Microscopia Ottica, SEM-EDS, FT-IR e py-GC-MS. La documentazione dei trattamenti precedenti è stata esaminata, quando disponibile. Altri gruppi di oggetti saranno eventualmente selezionati e comparati a questo gruppo. L’interpretazione critica di trattati storici del XIX secolo rappresenta una fonte importantissima per comprendere le tecnologie ed i materiali disponibili all’epoca. (Auerbach, 1961; Bankart, 1908; Chaney, 1973; de Jonge, 1985; Frederick, 1899; Meilach, 1966; Millar, 1897) La collezione di gessi del V&A non è mai stata sistematicamente analizzata da un punto di vista scientifico e dei materiali.

Ricerche storiografiche sui materiali dei calchi in gesso sono state portate avanti da diverse prospettive, è disponibile una buona letteratura su singole collezioni e è stato pubblicato qualche caso studio sul restauro di un singolo calco. Molto poco, invece, è stato finora pubblicato sui rivestimenti.
Questa informazione potrà delineare storie a beneficio degli specialisti e del pubblico.

Valentina Risdonne

AHRC CDP PhD Student
Northumbria University/Victoria and Albert Museum

Per più informazioni sul rinnovamento delle gallerie dei gessi al V&A visita:
https://www.vam.ac.uk/blog/projects/reviving-cast-courts

Se sei interessato alla discussione sul ruolo della replica, segue Lasting Impressions: https://lastingimpressions-reproductions.blogspot.com/

Bibliografia:

  • Auerbach, A. (1961). Modelled Sculpture and Plaster Casting. New York: Thomas Yoseloff.
  • Bankart, G. (1908). The art of the plasterer. An account of the decorative development of the crafts chiefly in England from the XVIth to the XVIIIth century with chapters on the stucco of the classic period and of the Italian Reinassance also on sgraffito pargetting Scottish Irish and modern plasterwork. London: B T Batsford 94 High Holborn.
  • Cambareri, M. (2011). Italian Renaissance Sculpture at the Museum of Fine Arts, Boston: The Early Years. Sculpture and the Museum, 95-114.
  • Chaney, C. (1973). Plaster mold and model making. New York, London: New York, London : Von Nostrand Reinhold.
  • de Jonge, L. (1985). The art of doing: Plaster Techniques. Amsterdam, Holland.
  • Foster, S. M., & Curtis, N. G. W. (2016). The Thing about Replicas—Why Historic Replicas Matter. European Journal of Archaeology, 19(1), 122-148. doi:10.1179/1461957115Y.0000000011
  • Frederick, F. F. (1899). Plaster casts and how they are made. New York: New York, W.T. Comstock.
  • Frederiksen, R. (2010). Plaster Casts in Antiquity. In R. Frederiksen & E. Marchand (Eds.), Paster casts. Making, collecting and displaying from classical antiquity to the present. (Vol. TA 18, pp. 15-33). Berlin/New York: De Gruyter.
  • Hagen, B. (2007). The Cast Collection at the Academy of Fine Arts in Vienna. Visual Resources, 23(1-2), 7-19.
  • Kenworthy-Browne, J. (2006). Plaster Casts for the Crystal Palace, Sydenham. Sculpture Journal, 15(2), 173-198.
  • Meilach, D. Z. (1966). Creating with plaster. London: Blandford Press.
  • Millar, W. (1897). Plastering. Plain and decorative. (Donhead Ed. Donhead Publishing Ltd 1998 ed.). High Holborn, London: B. T. Batsford.
  • Wade, R. (2014). The production and display of Domenico Brucciani's plaster cast of Hubert Le Sueur's equestrian statue of Charles I. Sculpture Journal, 23(2), 250-255. doi:10.3828/sj.2014.24

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