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Ötzi, l’uomo venuto dal ghiaccio: il Museo Archeologico dell’Alto Adige (Bolzano)

In questi mesi Bolzano è certamente una meta ambita da tutti gli appassionati degli sport invernali e, in generale, della montagna. In effetti questa città, dichiarata come la più vivibile d’Italia , non è solamente un gioiello incorniciato dalle Dolomiti, ma è soprattutto un luogo in cui la cultura è linfa vitale.

La realistica ricostruzione di Ötzi, basata sulle
indagini scientifiche effettuate sulla mummia.
Museo Archeologico dell'Alto Adige.
Ph. Credits: www.iceman.it/en/the-iceman
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Si potrebbe tranquillamente dire che la vera star di Bolzano è Ötzi, conservato al Museo Archeologico dell’Alto Adige : senza esagerazioni, questo è uno dei Musei più belli ed interessanti che abbia visitato. Spesso, il rischio di un Museo “monotematico” , è quello di non riuscire a coinvolgere il visitatore, il quale cammina passivamente tra le varie sale senza comprendere molto di quello che vede, continuando a ricevere sempre le stesse informazioni. Questo Museo, invece, appassiona il visitatore dalla prima all’ultima sala: nei suoi 4 piani riassume non solo la vicenda di Ötzi, ma affronta anche gran parte degli aspetti diagnostici e di conservazione della mummia e del suo corredo, in un crescendo di interesse e meraviglia per il visitatore (e soprattutto per un Conservation Scientist) che si trova a visitarlo.

Brevemente, ricordiamo che Ötzi fu trovato nel 1991 tra i ghiacci della Val Senales, a pochissimi chilometri dal confine austriaco (questo ne causò persino un contenzioso giudiziario, la cui vicenda è interessantissima, visto che per il rientro di Ötzi in Italia fu addirittura chiusa l’autostrada!). L’uomo, ferito a morte circa 5.300 anni fa, fu ritrovato con tutto il suo equipaggiamento ed in condizioni di conservazioni molto buone, poiché i ghiacci avevano inevitabilmente contribuito a preservarlo.

Dunque, al ritrovamento, gli interrogativi su quest’uomo dell’Età del Rame furono tantissimi: quale fu la causa della morte? Quanti anni aveva? Che cosa aveva con sé? Come erano stati fabbricati i suoi vestiti? Che aspetto aveva? Che cosa mangiava?

È quasi superfluo precisare che molti di questi interrogativi sono stati risolti grazie alle tecniche diagnostiche e con un approccio simile a quello utilizzato per i moderni casi di omicidio.

Per esempio, Ötzi è stato sottoposto ad una TAC, la quale ha rivelato la presenza di una punta di freccia all’altezza dell’ascella, che ne ha probabilmente causato il decesso per infezione e dissanguamento. Tuttavia, la TAC ha messo in risalto anche altre ferite, sia precedenti che contemporanee al momento della morte, facendo supporre che il nostro uomo dei ghiacci stesse scappando da un aggressore. Inoltre, sono risultate evidenti alcune peculiarità della mummia del Similaun : Ötzi, infatti, non aveva i denti del giudizio ed i due incisivi erano molto distanti tra di loro (diastema, caratteristica che ancora oggi si può trovare in alcuni individui, basti pensare a…Madonna!); inoltre, aveva ben due costole in meno. Ötzi, comunque, non era un giovanotto: le indagini hanno stabilito che poteva avere tra i 40 ed i 50 anni, ovvero parecchi per l’epoca.

L’imaging multispettrale ha invece evidenziato dei tatuaggi sulla pelle di Ötzi, in corrispondenza di articolazioni effettivamente usurate, come se questa pratica fosse una sorta di agopuntura primitiva.

Ancora più interessante è la recente scoperta, pubblicata su Current Biology , dell’ultimo pasto di Ötzi, che ha permesso di aggiungere un tassello sulla conoscenza circa la dieta degli individui dell’Età del Rame. In questo caso vi è stato un grande dispiegamento di forze, poiché le tecniche analitiche impiegate sono state davvero moltissime: analisi microscopiche, GC-TOF MS, LC/MS, analisi isotopiche ed elementali, PCR e spettroscopia Raman, solo per citarne alcune.

Allo stesso modo, lo studio del DNA antico ha permesso di studiare le migrazioni dei popoli, scoprendo che esistono ancora dei “discendenti” di Ötzi in Austria e che il suo cromosoma Y era tipico di popolazioni del Medio Oriente.

Naturalmente sono state eseguite analisi approfondite anche sul corredo di Ötzi e uno dei dati più interessanti ha riguardato le erbe medicinali che aveva con sé, in particolare il fungo Fomitopsis betulina, attualmente conosciuto per le sue proprietà curative. Dunque, Ötzi poteva contare su medici competenti, vista l’agopuntura e le erbe medicinali, oppure era egli stesso uno sciamano? Questo, purtroppo, non lo sapremo mai con certezza.
Il Museo dedica ampio spazio all’aspetto diagnostico, sia relativo alle analisi effettuate su Ötzi stesso sia alla conservazione della mummia e del suo corredo; per esempio, è spiegato al visitatore come siano strutturate le teche di conservazione degli abiti di Ötzi per evitare che siano attaccati da batteri.

Ma come è stato possibile analizzare così a fondo Ötzi? Non è stato facile perché la mummia è sottoposta a condizioni di conservazione molto restrittive e, ovviamente, non è possibile farla uscire dalla cella frigorifera per lungo tempo. Il Museo ha previsto, per l’incolumità della sua Star, delle norme di emergenza nel caso in cui si verificasse un blackout di elettricità, un incendio o persino il furto. 

Insomma, vi consiglio vivamente una visita al Museo Archeologico dell’Alto Adige per riscoprire la storia incredibile di Ötzi e della lunga controversia con l’Austria per la sua custodia. Entrerete in un mondo affascinante, reso ancor più interessante dai pannelli interattivi e dalle informazioni scientifiche che questo museo all’avanguardia ci offre. 

Per concludere, vi lascio qualche suggerimento per la vostra permanenza a Bolzano!


Francesca 

 

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