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Indagini scientifiche sull’opera “L’arrivo a Colonia” di Vittore Carpaccio

In questo articolo vi parleremo delle indagini scientifiche sull’opera “L’arrivo a Colonia” di Vittore Carpaccio, eseguite durante le operazioni preliminari al restauro dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, in collaborazione con il Laboratorio Scientifico della Misericordia del Polo Museale del Veneto e il Dipartimento di Chimica dell’Università degli Studi di Parma e grazie al finanziamento dell’organizzazione non-profit americana Save Venice, dalla Direzione Centrale per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale e dal Centro Tedesco di Studi Veneziani.
L’opera fa parte di un ciclo di nove dipinti raffiguranti le “Storie di Sant’Orsola”, una giovane principessa cristiana dalla leggendaria bellezza, originaria della Bretagna e vissuta attorno al IV secolo, le cui vicende sono narrate in una Passio risalente al X secolo.
Il ciclo pittorico, attualmente conservato presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, era stato commissionato nel 1488 dalla Confraternita di Sant’Orsola per arricchire le pareti di un edificio, posto in prossimità della Basilica dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia, che sarebbe diventato la loro sede dopo una serie di lavori di adattamento per il nuovo uso preposto. Si tratta di nove teleri, ovvero di opere di vaste dimensioni riprodotte su tela e poste direttamente sulle pareti degli edifici, tipiche nella città di Venezia fra il Quattrocento e il Cinquecento. L’artista lavorò al ciclo pittorico fra il 1490 e il 1495, non poté però eseguire le opere secondo l’ordine cronologico delle vicende della Santa, ma dovette basarsi sull’avanzamento dei lavori architettonici della sede che avrebbe ospitato i suoi dipinti: difatti, le datazioni e le variazioni stilistiche testimoniano questa necessità organizzativa del pittore. Tutte le opere hanno subìto diverse vicissitudini e danneggiamenti, causati dai continui cambiamenti di locazione e dalle conseguenti variazioni di formato del supporto. Attualmente, si presentano foderate e montate su telai lignei ad espansione.

Fig. 1: Arrivo dei pellegrini a Colonia, Vittore Carpaccio, tempera su tela, 1490, 280 x 255 cm, Gallerie dell'Accademia, Venezia.

“L’arrivo a Colonia” (Fig. 1), un telero eseguito con la tecnica a tempera e dalle dimensioni di 280 x 255 cm circa, è stato realizzato nel 1490 e costituisce, di fatto, la prima opera del ciclo pittorico. Questa vicenda narra del transito a Colonia di Sant’Orsola, accompagnata dalle sue fedelissime compagne, undicimila vergini partite con lei dalla Bretagna per un pellegrinaggio a Roma, dal suo promesso sposo e da Papa Ciriaco il quale, dopo averla conosciuta, si unì al seguito della Santa.

Sull’opera veneziana sono state eseguite molte indagini diagnostiche (Microscopia Ottica, Imaging IR, Falso Colore IR, Fluorescenza UV, Radiografia, Fluorescenza a Raggi X, Microscopia Elettronica a Scansione, Gascromatografia – Spettroscopia di Massa, sezioni stratigrafiche), per lo più non invasive, finalizzate alla conoscenza della tecnica esecutiva e alla caratterizzazione di tutti i materiali che la costituiscono, a partire dai pigmenti e i leganti fino ad arrivare al supporto pittorico stesso.
È stato possibile individuare la natura del tessuto costituente il supporto pittorico, riconoscendo, mediante osservazioni al microscopio ottico a luce trasmessa, stereomicroscopio e lenti di precisione, delle fibre di lino del tipo Linum usatissimus L., parzialmente lavorati dopo l’estrazione degli steli dalle piante.
Con l’ausilio della Fluorescenza a Raggi X, eseguita su microcampioni stratigrafici, si è notato che la tela è ricoperta da una preparazione con gesso e colla sulla quale, successivamente, il pittore ha eseguito l’opera. La suddetta tecnica, in aggiunta alla Microscopia Elettronica a Scansione, ha permesso di conoscere la natura della tavolozza pittorica dell’artista: i verdi sono stati realizzati con pigmenti a base di rame quali malachite e verderame, usati in associazione al giallo di piombo e stagno per le modulazioni cromatiche. I gialli adoperati sono a base di ossidi di ferro (ocre gialle) o di piombo e stagno, mentre i rossi sono costituiti da cinabro e da ocre rosse, con velature di lacca rossa. Grazie alla Gascromatografia, infine, è stato possibile individuare il legante dei pigmenti, costituito da uovo e olio di lino. Per i colori chiari è stato impiegato il bianco di piombo, che si ritrova inoltre mescolato all’azzurrite per la realizzazione dei colori azzurri, fra cui compare anche il blu oltremare. La diversa natura dei due pigmenti azzurri è stata inoltre evidenziata con il Falso Colore nell’infrarosso, che denota una colorazione diversa fra i colori che, nell’ambito del visibile, appaiono uguali o, comunque, molto simili dal punto di vista cromatico.
La Fluorescenza Ultravioletta ha permesso di mettere in evidenza soprattutto le aree interessate dai precedenti restauri e ritocchi, oltre al diffuso deterioramento dell’opera, in particolar modo visibile in prossimità dei punti di giunzione delle tele cucite (Fig. 2).

Fig. 2: Fluorescenza UV dell’opera “L’arrivo a Colonia”, globale. © Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

La Riflettografia Infrarossa ha messo in evidenza il disegno preparatorio dell’opera, visibile nella sovrapposizione fra la bozza preliminare delle strutture e il disegno dettagliato dei vari personaggi (Fig. 3), e alcuni ripensamenti dell’artista, fra cui si sottolineano le modifiche, avvenute per ben tre volte, delle insegne presenti sul vessillo sporgente a sinistra dalla torre posta al centro dell’opera (Fig. 4), e la rimozione del cappello dal capo di uno dei personaggi, posto in basso a destra (Fig. 5). Particolarmente curiosa è una figura, dalla testa di uomo e dal profilo animale, situata in prossimità dell’albero maestro, in alto a sinistra, e collocata in profondità nella sequenza stratigrafica dell’opera (Fig. 6).

Fig. 3: Riflettografia Infrarossa dell’opera “L’arrivo a Colonia”, particolare. Si noti la sovrapposizione fra l’abbozzo delle strutture e il disegno particolareggiato dei personaggi. © Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Fig. 4: Riflettografia Infrarossa dell’opera “L’arrivo a Colonia”, particolare. Si notino le successive modifiche alle insegne del vessillo. © Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.


Fig. 5: Riflettografia Infrarossa dell’opera “L’arrivo a Colonia”, particolare. Si noti la presenza del cappello sul capo del personaggio a sinistra, non presente nella versione definitiva del dipinto. © Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.



Fig. 6: Riflettografia Infrarossa dell’opera “L’arrivo a Colonia”, particolare. Si noti, in alto, una figura dalla testa umana e dal corpo di animale, con tanto di coda. © Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Infine, le Radiografie hanno permesso di individuare con facilità due rattoppi della tela, posti entrambi nell’angolo in basso a destra, e di trovare una marcatura che con probabilità rappresenta il punto di fuga della prospettiva: si tratta di una stuccatura dalla forma irregolare posta al centro della torre, riscontrabile anche nelle indagini riflettografiche (Fig. 7). Visibili, inoltre, risultano le linee rette prodotte dai fili per la mosaicatura delle immagini, come la reticolazione dei cretti e le abrasioni causate dai trascorsi dell’opera veneziana.

Fig. 7: La Radiografia (in alto) e la Riflettografia Infrarossa (in basso) dell’opera “L’arrivo a Colonia”, particolare. Entrambe le immagini mettono in evidenza quello che sembrerebbe essere il punto di fuga dell’opera. © Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.




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