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Pietre preziose & Beni Culturali: il Diamante

Diamonds are girl’s best friends” è il titolo di una canzone che nel 1949 enfatizzava l’attrazione delle donne per una delle pietre preziose più amate: il diamante.

Sopra: diamante Hope o Blu di
Francia (45.52 carati, 9.1 grammi)
fonte: wikipedia.it
Sotto: diamante Tiffany (128.20 carati)
Fonte: tiffany.it
Il diamante, a dispetto della canzone sopra citata, storicamente è legato principalmente a personaggi maschili: il diamante Hope (oggi conservato allo Smithsonian Institution di Washington) fu acquistato da un banchiere da cui prese il nome; il Tiffany, comprato dal famoso gioielliere, anche in questo caso, lo battezzò col suo stesso nome, oppure lo Scià (Museo del Cremlino), appartenuto a Nicola I di Russia.

Senza dubbio questa pietra preziosa, amata da uomini e donne, deve la sua fama alla sua incredibile durezza (adàmas, “indomabile”) e brillantezza, che da sempre l’hanno resa il simbolo di ricchezza, di regalità e, in particolar modo, di eternità.

Fino alla seconda metà del 1800, i diamanti erano recuperati da giacimenti alluvionali (nei pressi di Golconda in Indi si estraevano diamanti a sin dall’800 a.C.), e solo dopo una fortuita scoperta in Sudafrica, nella città di Kimberley, s’iniziò a scavare nei cosiddetti pipes, ovvero in camini vulcanici la cui roccia madre, chiamata per l’appunto kimberlite, conteneva i diamanti. Questi ambienti garantiscono elevate profondità, nonché alti tenori di pressione e temperatura. Condizioni così estreme sono riscontrabili in una zona ristretta del mantello terrestre, tra i 150 ed i 300 km: dopo la loro formazione e in seguito a fenomeni di risalita del magma ultrabasico attraverso i sopra citati pipes (o camini kimberlitici), i diamanti vengono trasportati a quote più superficiali.

Il diamante è un elemento nativo, carbonio, esattamente come la grafite, la quale è senza dubbio un materiale di ben minor pregio. Diamante e grafite, infatti, sono due delle tre forme allotropiche del carbonio (la terza è il fullerene). Ciò che differenzia il diamante dalla grafite è proprio l’ambiente di formazione: la grafite si forma a temperature e pressioni inferiori rispetto a quelle che garantiscono la formazione del diamante e, di conseguenza, la disposizione reticolare degli atomi di carbonio (responsabile delle caratteristiche chimico-fisiche) trai due minerali cambia.
Siamo abituati a pensare al diamante esclusivamente come ad una gemma incolore e dalla trasparenza diafana, ma al suo interno vi possono essere delle impurità che gli regalano dei particolari colori (giallo, blu, rossastro), come nel caso del prezioso diamante Hope o del Tiffany. I cristalli di diamante
fanno parte del sistema cubico e si incontrano comunemente nella forma ottaedrica con una sfaldatura parallela alle facce dell’ottaedro molto facile: è grazie a questa caratteristica che nasce il tipico taglio “a brillante”.
Si deve ricordare che il diamante, quando viene estratto, ha un aspetto ben diverso da quello a che siamo abituati a vedere in gioielleria: esso, infatti, raggiunge la perfezione come gemma solamente nel taglio a brillante, perfezionato nel 1910 dal precedente “taglio antico”.

In figura lo scettro reale inglese, conservato nella Torre di Londra, 
è adornato dal diamante Cullinan I o Stella d’Africa (530.20 carati). 
Tale diamante è il più grande mai trovato e tagliato. 
Vi sono direttive precise che regolamentano la determinazione della qualità di un diamante: si valutano, infatti, il colore (da bianco extra eccezionale+ a tinto colore 4), la purezza (da IF, “Internally flawless” a P3 “Piqué 3”) e il taglio. Quest’ultimo parametro varia da paese a paese, a seconda della tradizione orafa locale; la norma UNI 9758 (2003) si riferisce esclusivamente al
diametro della cintura del taglio.
Ciò che rende possibile il taglio del diamante è la sua facile sfaldatura che, però, lo rende debole sugli spigoli e fragile nelle operazioni di incassatura. Generalmente, esso non è aggredibile da agenti chimici, ma le elevate temperature possono corrodere le facce esposte. Bisogna inoltre ricordare che un diamante può diventare grafite se sottoposto ad alte temperature, ma la grafite (sfortunatamente) non si trasformerà mai in un diamante.
Attualmente sono stati ottenuti in laboratorio i diamanti sintetici, i quali, come tutte le gemme sintetiche, sono valutate molto meno del loro corrispettivo naturale. Ricordiamo anche che il diamante è spesso utilizzato nella costruzione di strumenti di laboratorio, prima tra tutte l’infrarosso in riflettenza totale attenuata (FTIR-ATR).
Per concludere, siamo certamente d’accordo che un diamante è per sempre!

Francesca


P.S. Il diamante Hope non vi ricorda un famoso gioiello su cui ruota uno dei film più famosi della storia del cinema? Ebbene sì: è il gioiello che la protagonista di “Titanic” getta nell’oceano, era stato pensato proprio sul modello del diamante Hope perché… questo meraviglioso gioiello ha la fama di porta sfortuna d’eccellenza, ma questa è un’altra storia

Per approfondire: 

1) W. Schumann, Guida alle gemme del mondo, Ed. Zanichelli.
2) K. Klein, Mineralogia, Ed. Zanichelli.
3) R. L. Bonewitz, Rock and Gem, Smithsonian Ed.

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