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L’illuminazione museale: come far luce su un’opera d’arte

Nel corso degli anni, si è assistito alla lenta trasformazione dei musei da semplici luoghi di esposizione di capolavori artistici ad ambienti in cui poter vivere esperienze uniche di incontro con l’arte. Per tale ragione, si è diffusa una crescente attenzione nella progettazione di questi locali con il coinvolgimento di tecnici, architetti e designers nel pensare queste aree nei minimi particolari, volgendo la propria attenzione non solo alla cura dei visitatori ma anche alla conservazione delle opere. 
I pannelli espositivi, le teche, il percorso museale, l’illuminazione si rivelano quindi non solo parte di un processo tecnico, ma anche di un pensiero creativo. 

In particolar modo, la luce impiegata per illuminare un'opera assume un ruolo fondamentale nella percezione che il visitatore ha dell’opera stessa. Bisogna ad esempio tenere conto della gradazione cromatica dell’illuminazione della sala espositiva, valutando la presenza di luci calde e luci fredde nei vari dipinti. La direzionalità, invece, ha una duplice importanza. In primo luogo, è necessario evitare la generazione di riflessi sulle lastre espositive. Questo può essere valutato mediante la semplice applicazione dell’ottica geometrica, considerando la lastra come uno specchio e valutando la direzione del fascio riflesso in base all'angolo di incidenza. In aggiunta, il posizionamento delle luci consente di creare molteplici effetti sulle opere. Nel caso di una scultura, un’illuminazione dal basso genera un effetto di mistero e staticità grazie alla creazione di regioni nascoste dal buio; una luce diffusa sull'opera, può invece generare l’appiattimento delle forme. 

Come visto in precedenza nel blog, l’esposizione dei beni culturali alla luce può indurre un danneggiamento: è quindi necessario, nella scelta dell’illuminazione museale, ridurre i rischi che ne compromettono la conservazione. Alcune scelte riguardano la riduzione dell’intensità della luce impiegata, la diminuzione del tempo totale di esposizione dell’opera all'illuminazione e la scelta di sorgenti che non contengano componenti cromatiche, come i raggi ultravioletti, a cui l’occhio umano è insensibile, ma che possono danneggiare i manufatti esposti. 

Ultimamente i musei hanno aperto le porte alle luci a LED (Light-Emitting Diodes). Si tratta di dispositivi optoelettronici che sfruttano la fisica dei semiconduttori. Sono infatti costituiti da tre strati: il cosiddetto strato n, che contiene elettroni, lo strato p, con le lacune (ovvero portatori di carica positiva), e uno strato intermedio (lo strato attivo) costituito dal semiconduttore. Applicando una tensione agli strati n e p, gli elettroni e le lacune si ricombinano emettendo luce, mediante un processo di emissione spontanea. La frequenza, ovvero il colore, dei fotoni emessi dipende dal semiconduttore usato. Lo sviluppo della tecnologia LED ha portato al conferimento del premio Nobel per la fisica del 2011 a Isamu Akasaki e Hiroshi Amano per avere inventato efficienti diodi che emettono luce blu, mediante l’impiego di cristalli di nitruro di Gallio. 
Dal punto di vista dell’illuminazione museale, le luci a LED consentono di tutelare le opere d’arte, non emettendo luce UV, indirizzare i raggi luminosi e regolarne il calore senza disperdere energia, garantendo un’illuminazione flessibile e sostenibile. 

Creazione di Adamo prima (a sinistra) e dopo (a destra) il restyling illuminotecnico. Foto Boutique Creativa.

Nel 2014 la tecnologia LED ha consentito un restyling illuminotecnico, che ha restituito fedeltà ai colori originali della cappella Sistina. Dal 1980 i Musei Vaticani, temendo il deterioramento degli affreschi, hanno scelto di non aprirne le finestre e da quel momento gli affreschi sono stati illuminati da lampade a bassa intensità. Un nuovo sistema rivoluzionario di diodi, finanziato dal progetto di ricerca Led4art dell'Ue nell’ambito del Programma sulla competitività ed Innovazione (Psp-Cip) e realizzato da Osram, la celebre multinazionale tedesca dell’illuminotecnica, ha previsto la collocazione di ben 7000 diodi. Il nuovo impianto aumenta da cinque a dieci volte l'intensità luminosa, facendo risplendere i colori degli affreschi in modo realistico e illuminando con grande uniformità dettagli che prima erano difficilmente visibili, assicurando al tempo stesso un risparmio energetico di circa il 60%. 
Alessandra

Bibliografia:
Christopher Cuttle, Light for Art's Sake: Lighting for Artworks and Museum Displays, Elsevier (2007)
Progetto “Lightening” del The Getty Conservation Institute: http://www.getty.edu/conservation/our_projects/science/lighting/overview.html

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