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News from Diagnostic World: Svelato il mistero del vello delle Bibbie del XIII secolo grazie all’uso della gomma da cancellare


Campionamento del collagene attraverso la raccolta delle briciole di cancellatura da una Bibbia del XIII secolo. Credit: The John Rylands Library, University of Manchester.


Il termine vello viene dal latino vitulinum, a significare “fatto con vitello”. Con questo termine si identifica una pergamena finissima di prima qualità che fu utilizzata per la produzione di un gran numero di Bibbie del XIII secolo, le cosiddette “Bibbie parigine”. L’appellativo, dovuto alla prima città di produzione, allora centro di cultura in Europa, denota quelle copie di Bibbie realizzate a partire dal 1200 aventi le stesse caratteristiche: in particolare, oltre all’uso del vello, l’unione del Vecchio e del Nuovo Testamento in un unico volume (pandectae), lo stesso ordine di libri della Bibbia moderna (con poche eccezioni), la presenza di sessantaquattro prologhi, la divisione nei capitoli ancora utilizzati oggi e la presenza di un testo dal titolo Interpretazione dei nomi ebraici (Light, 2011). Esiste un sottogruppo delle Bibbie di Parigi che ebbe un enorme successo in Europa nel corso del XIII secolo, tanto che Ruzzier (2013) ne conta 20.000 copie fino ad ora pervenute: sono le prime Bibbie tascabili. Quest’ultime,, realizzate in pergamena uterina o vello, sono le protagoniste dello studio Animal origin of 13th century uterine vellum revealed using noninvasive peptide fingerprinting, pubblicato nel 2015 da Sarah Fiddyment e colleghi che ha avuto due importanti risvolti: la risoluzione di una delle più grandi controversie nel campo della codicologia e la proposta di un nuovo metodo di analisi del tutto non invasivo. Tradizionalmente, si è sempre ipotizzato che il vello fosse ottenuto dalla pelle di vitelli nati morti o morti appena dopo la nascita. Nel corso del tempo, molti storici e paleografi si sono interrogati sulla veridicità di questa tradizione, considerando impossibile l’uso solamente di feti e vitelli per la produzione di materiale su così larga scala. Alcuni hanno suggerito come possibile spiegazione l’utilizzo di un metodo di produzione che permettesse la divisione di una pelle più spessa, di un qualsiasi animale adulto, in più fogli sottili, altri l’utilizzo di piccoli animali come conigli e scoiattoli. Fiddyment e colleghi hanno selezionato, come protagonisti della ricerca, 72 Bibbie tascabili più altri 293 campioni di pergamena dello stesso periodo provenienti da Francia, Inghilterra e Italia, allo scopo di identificare la specie dell’animale utilizzato e porre fine alle controversie sull’origine della pergamena uterina. Il metodo utilizzato è ZooMS (Zooarchaeology by Mass Spectrometry), innovativa analisi delle impronte peptidiche del collagene a cui vi abbiamo da poco introdotto qui. All’innovativo protocollo di analisi si aggiunge un’ulteriore novità: l’estrazione del collagene non avviene attraverso la sua gelatinizzazione, ma direttamente dalla superficie della pergamena per estrazione triboelettrica. Il metodo consiste nell’utilizzare semplici gomme da cancellare, tipicamente usate nella conservazione delle pergamene per la rimozione dello sporco superficiale. Lo sfregamento determina elettrostaticità e le molecole organiche vengono così intrappolate dal polimero. Le briciole di cancellatura contenenti il prezioso collagene vengono raccolte, come mostrato in figura, e conservate per un tempo apparentemente indeterminato a temperatura ambiente fino all’analisi. Grazie a questo nuovo metodo di campionamento, il materiale utilizzato è minimo e può essere ulteriormente sotto-campionato (pochissime briciole di cancellatura sono necessarie per l’analisi, appena visibili) e gli spettri ottenuti (per conoscere di più riguardo l’analisi, vi rimandiamo di nuovo al nostro precedente post) sembrerebbero privi di contaminazioni, probabilmente dovuto all’interazione del polimero con altre molecole. Per quanto riguarda il caso studio, gli autori evidenziano l’utilizzo di pelle di vitello, capra e pecora per la realizzazione delle Bibbie tascabili, con predominanza di pelle di vitello in quelle di origine francese, capra in quelle italiane e pecora e capra in quelle inglesi. Pelle di altri animali, come coniglio e scoiattolo, è risultata del tutto assente dalle analisi. Sembrerebbe, quindi, che la scelta della pelle fosse legata alla disponibilità del materiale e che la qualità della pergamena ottenuta sia dovuta all’elaborata tecnologia di produzione. Alla prossima! 


Silvia 

Fiddyment, S., Holsinger, B., Ruzzier, C., Devine, A., Binois, A., Albarella, U., Fischer, R., Nichols, E., Curtis, A., Cheese, E., Teasdale, M. D., Checkley-Scott, C., Milner, S. J., Rudy, K. M., Johnson, E. J., Vnoucek, J., Garrison, M., McGrory, S., Bradley, D. G., and Collins, M. J. (2015). Animal origin of 13th-century uterine vellum revealed using noninvasive peptide fingerprinting. Proceedings of the National Academy of Sciences, 112(49), 15066-15071.

Light, L. (2011) The Bible and the individual: The thirteenth century Paris Bible. The Practice of the Bible in the Middle Ages: Production, Reception, and Performance in Western Christianity, eds Boynton S, Reilly DJ (Columbia University Press, New York), pp 228–246.

Ruzzier, C. (2013). The miniaturisation of Bible manuscripts in the thirteenth century. A comparative study. Form and Function in the Late Medieval Bible, 105-125.

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