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Gli insetti divoratori dei Beni Culturali

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Come sappiamo, il degrado dei beni culturali è generato da fattori di tipo chimico, fisico e biologico, ancor più spesso dalla combinazione di essi. Ad esempio, condizioni microclimatiche di conservazione non adeguate (fattori abiotici), possono favorire lo sviluppo di agenti biotici, come alghe, licheni, muschi, funghi, batteri e insetti, i quali possono degradare il materiale in maniera diretta oppure rilasciare, a loro volta, delle sostanze con azione erosiva chimica nei confronti del manufatto. 
In particolare, oggi ci soffermeremo su un tipo di organismi: gli insetti. 
Ma quali sono gli insetti più comuni coinvolti nel biodeterioramento dei beni culturali?
Apriamo la “lista nera” parlando dei Coleotteri Anobidi e Dermestidi, dannosi in ambienti archivistici e non solo. Essi sono caratterizzati da ali anteriori indurite e trasformate in elitre, sotto le quali vengono ripiegate le ali posteriori membranacee. Possiedono un apparato boccale masticatore e un grande protorace. Di seguito ne citeremo alcune specie. 
Noto come tarlo del legno, l’Anobium puncatatum è un insetto xilofago, in grado di attaccare qualunque tipo di legno, soprattutto quelli duri e antichi, generando gallerie circolari del diametro di circa 1,5 mm; non risparmia, tuttavia, neppure i supporti cartacei. L’esemplare adulto ha le dimensioni di 4-4,5 mm, con una livrea di colore marrone scuro e una vita media di 20-30 giorni. 

Ai Dermestidi appartiene anche l’antreno dei musei (Anthrenus museorum), lungo 2-3 mm con setole bianche e gialle e le zampe rossastre, il quale può creare danni a tappeti, pellicce, prodotti in pelle e animali imbalsamati. Questa specie ha un ciclo biologico fortemente influenzato dalla temperatura. 
Passando all’ordine dei Tisanuri, non possiamo non citare il Lepisma saccharina, noto anche come pesciolino d’argento, per la colorazione uniforme ed argentea che lo caratterizza; presenta un corpo allungato, delle lunghe antenne filiformi e tre cerci terminali. Questo insetto è attivo prevalentemente di notte, nutrendosi di sostanze ricche di polisaccaridi, come la carta, le stampe, le fotografie e provocando sul supporto un’erosione superficiale molto estesa. 
Gravi danni a materiali come legno, carta, pergamena, cuoio, rivestimenti di cavi elettrici possono essere arrecati da insetti appartenenti all'ordine degli Isotteri, conosciuti anche come termiti. Questi animali vivono in grandi comunità che comprendono caste; hanno un esoscheletro chiaro e poco consistente, talvolta sono alati e posseggono un apparato boccale masticatore. La digestione della cellulosa è resa possibile grazie alla presenza nel loro intestino di protozoi simbionti. Tra questi annoveriamo il Reticulitermes lucifugus, o formica bianca, che attacca legni teneri e poco stagionati su cui provoca grossi danni non facilmente individuabili.
Un altro insetto appassionato di libri, specialmente dei volumi antichi, è il Liposcelis divinatorius o pidocchio del libro, appartenente invece all’ordine degli Psocotteri. Presenta piccolissime dimensioni, una livrea marrone chiaro, un esoscheletro poco consistente e un capo globoso con occhi composti. Queste specie iniziano ad attaccare le rilegature dei libri, dove sono attratte dalle sostanze che compongono le colle, fino alla completa distruzione delle pagine.
Concludiamo la lista, menzionando i Lepidotteri tineidi, comunemente chiamati tarme. Questi insetti attaccano soprattutto tessuti come lana e cotone, cuoio, spazzole e pennelli. A quest’ordine appartengono, ad esempio, la Tinea pellionella e la Tineola biseliella.
La diffusione di questi organismi può essere prevenuta con l’utilizzo di trappole entomologiche, pulizia ordinaria dei locali, zanzariere a rete fitta e condizioni microclimatiche idonee. 
Se l’articolo non vi ha disgustato abbastanza, potete approfondire l’argomento, consultando il manuale didattico dell’ICCROM sul biodeterioramento di libri e documenti al seguente link. 
https://www.iccrom.org/sites/default/files/2018-02/1985_gallo_biodeterioramento_ita_56455_light.pdf


 Martina

Commenti

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