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Il papiro: natura del materiale e realizzazione del supporto scrittorio


Figura 1: Esempi di Cyperus papyrus provenienti da erbari figurati (a) ed essiccati (b).
a) Tratto dall'erbario di E. Spach, Histoire naturelle des végétaux, Atlas, 1834;
b) Tratto dal sito The Linnaean Collections della Linnaean Society of London.

Con il termine papiro si indicano comunemente tutte le piante erbacee palustri appartenenti alla famiglia delle Cyperaceae, delle quali la più conosciuta è il Cyperus papyrus (Figura 1, a-b).
La pianta è costituita principalmente dal rizoma, una radice ingrossata sotterranea e strisciante con funzione di riserva dei nutrienti, da un fusto (caule) a sezione triangolare che solitamente raggiunge fino ai 5 metri d’altezza e, sulla sommità del caule, da un’infiorescenza ombrelliforme con spighe contenenti il frutto della pianta, ovvero degli acheni dalla forma allungata, derivanti da un ovario monocarpellare. Le spighe sono circondate da brattee, ovvero delle foglie modificate disposte ad ombrello, che hanno la funzione di proteggere l’infiorescenza.
Grazie agli scrittori del passato, si hanno numerose informazioni sui
luoghi di diffusione del Cyperus papyrus: oltre alla sua ampia presenza in Africa tropicale e in Sicilia, Teofrasto ne attesta la diffusione in Siria, mentre Plinio il Vecchio l’estende anche alle rive dei fiumi Nilo ed Eufrate.
La produzione dei fogli di papiro è attestata dagli studiosi a partire dal III millennio a.C.: infatti, il primo papiro della storia, lasciato in bianco a disposizione del defunto, è stato rinvenuto nella tomba del visir Hemaka a Saqqara, risalente al periodo della I Dinastia Egizia (3150 ÷ 2925 a.C.).
Successivamente, compaiono numerosi papiri scritti, dei quali i più antichi risalgono a partire dalla V Dinastia Egizia (2500 ÷ 2350 a.C.).
Nella tomba tebana di Puyemra, risalente al 1400 a.C. (XVIII Dinastia) è presente una rarissima testimonianza che sintetizza i procedimenti base della raccolta e della lavorazione del papiro (Figura 2).

Figura 2: Raffigurazione ritrovata nella tomba tebana di Puyemra (1400 a.C.)
che mostra i processi di raccolta e lavorazione del papiro.

Partendo da sinistra verso destra, la raffigurazione mostra un uomo su una barca intento a raccogliere le canne di papiro dal fiume, mentre un altro lega in fasci quelle già raccolte. Successivamente vengono trasportate a riva e condotte nel luogo di lavorazione, dove un uomo è raffigurato nell’atto della scortecciatura della canna di papiro.
Il materiale per la produzione del supporto scrittorio viene ricavato dal caule, il quale si presenta esternamente come un fusto verde liscio, del diametro di 2-3 centimetri, mentre internamente mostra un midollo biancastro, ricco dei succhi nutrienti della pianta. Per la realizzazione dei fogli, veniva preferita la parte inferiore del fusto, ovvero i primi 30 – 40 centimetri, in quanto il midollo è più morbido e facilmente lavorabile.
In riferimento ai processi di lavorazione e produzione dei fogli di papiro, Plinio il Vecchio riporta le conoscenze da lui acquisite nell’opera Naturalis Historia, libro XIII, paragrafi 68–82. Nonostante il procedimento sia descritto in modo approssimativo, vi si riesce a ricavare qualche informazione interessante.
Come descritto nel paragrafo 74, il foglio di carta viene preparato partendo dal centro del midollo e realizzando delle strisce sottili, incidendo il materiale con un ago. In realtà, si suppone che l’uso di un ago per questa operazione fosse poco funzionale e fattibile, per cui l’interpretazione del termine latino acu viene intesa come “strumento molto affilato” e non propriamente “ago”.
Successivamente, come riportato nel paragrafo 77, il foglio viene aperto e steso su una tavola bagnata con acqua del Nilo; in seguito un nuovo foglio, ruotato di 90° gradi per realizzare la tipica struttura a graticcio del foglio di papiro, viene sovrapposto al precedente. Dopo aver pareggiato i margini, il foglio viene lasciato a seccare al sole. In fase di essiccazione, per realizzare un unico rotolo di papiro, i lembi dei fogli vengono sovrapposti: Plinio consiglia di non utilizzarne più di venti.
Infine, nel paragrafo 81, Plinio spiega che il foglio deve essere levigato con conchiglie o denti, in modo da eliminare le asperità della carta. Tuttavia, Plinio avverte il lettore che il trattamento rischia di rendere la superficie meno adatta alla scrittura.
Dato che le informazioni sulla produzione dei fogli di papiro restano assai lacunose, alcuni studiosi hanno cercato di ricostruirne il processo di manifattura, partendo dai documenti di Plinio il Vecchio ed elaborando diverse ipotesi.
Si è infine giunti alla conclusione che i metodi più probabili fossero due: per sbucciatura o per taglio del midollo.
Il primo passo da compiere, comune ad entrambi i procedimenti, consiste nella sbucciatura del caule, eliminando quindi la scorza verde del fusto ed ottenendo il midollo biancastro.
Nel procedimento per sbucciatura del midollo, si segue il metodo descritto da Plinio: con un ago si separano delle strisce partendo da un angolo del midollo triangolare, proseguendo in parallelo e ruotando di 60 gradi appena si giunge all’angolo. Lo stelo viene così sbucciato fino al suo centro senza interruzioni, costituendo il primo foglio. Seguendo lo stesso procedimento, se ne realizza un altro. I due fogli vengono infine sovrapposti, con l’accortezza di porli perpendicolarmente fra loro e posti in un recipiente con acqua del Nilo.
Invece, nel secondo procedimento, lo stelo viene tagliato con un coltello in strisce lunghe e sottili, le quali vengono messe in fila in un recipiente con dell’acqua del Nilo. Vi viene sovrapposta una seconda fila di strisce di midollo, in posizione perpendicolare alla prima.
In entrambi i metodi, i fogli vengono successivamente pressati o battuti ed infine lasciati a seccare. Si suppone inoltre che i fogli fossero rivestiti con un sottile strato di pasta d’amido, prima pressata e successivamente assottigliata: questo rivestimento doveva avere la funzione di eliminare le asperità createsi in fase di sbucciatura o taglio del midollo. Tale supposizione trova conferma nuovamente negli scritti di Plinio, al paragrafo 82. Infine, il foglio ormai asciutto viene levigato con conchiglie e ricoperto con una preparazione di latte di calce, per rendere la superficie liscia ed adatta alla scrittura.





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