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L’alba degli inchiostri antichi: il nerofumo


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Il graduale sviluppo della scrittura subì una rivoluzione con l’invenzione dell’inchiostro, la cui origine risale al terzo millennio a.C. Il cinese T’ien Ciù (vissuto tra il 2700 e il 2600 a.C.) preparò l’inchiostro mescolando una pietra nera polverizzata con una lacca, mentre gli scribi egiziani, la cui scrittura raggiunse un massimo nel 1700 a.C., l’ottennero da ocra rossa finemente triturata (inchiostri rossi) e da fuliggine o carbone di legna (inchiostri neri). Un esempio in cui è possibile apprezzarne l’utilizzo è nel Libro dei Morti del Goldworker Amun.
La miscela di inchiostro nero era composta semplicemente da carbone di legna polverizzato, acqua e un agente addensante. L’assenza di quest’ultimo rendeva la sospensione instabile perché, se lasciata a riposo, portava all’aggregazione di particelle di maggior volumi, che essendo più pesanti, si depositavano sul fondo del contenitore portando alla decolorazione dell’inchiostro. L’aggiunta dell’addensante provocava un aumento della viscosità, rallentando la deposizione delle particelle. Inoltre, l’aggregante evitava lo spandimento dell’inchiostro, agiva come adesivo, permettendo alle particelle di aderire saldamente al supporto, e infine conferiva brillantezza allo scritto. 
A seconda delle zone e delle epoche furono utilizzati leganti quali la gomma arabica, colle ricavate da corno di bue e di rinoceronte (colla forte), colla di pesce, albume d’uovo, miele, olio di lino o d’oliva. 
Successivamente, si aggiunsero a tale miscela anche sostanze antisettiche che impedivano o rallentavano la crescita microbica, permettendo la conservazione dell’inchiostro (e coprendo lo sgradevole odore di alcuni addensanti). Tra gli ingredienti utilizzati per questo scopo si annoverano la canfora, i chiodi di garofano, l’aceto e il succo d’aglio. 
Figura 1 - Nero fumo in polvere

Gli arabi e i cinesi sostituirono l’inchiostro al carbone con il nerofumo (carbon black, fig. 1). Quest’ultimo è costituito essenzialmente da carbonio elementare (88.3-99.5%), ossigeno, idrogeno, zolfo e altre impurità. Si distinguono due principali varietà di nerofumo: 
• il nero di resina ottenuto dalla combustione di radici di conifere o per calcinazione della colofonia; 
• il nero di lampada proveniente dalla combustione di sostanze che erano impiegate come combustibile delle lampade (pece, olio di semi di lino o di canapa). 
4500 anni fa la combustione incompleta (cioè in presenza di poca aria) avveniva in recipienti di terracotta, sormontati da coni destinati a raccogliere il denso fumo che, mediante serpentine, depositava una polvere nera a granulometria sottile ed uniforme. Successivamente, nel Medioevo, il nerofumo si preparò dirigendo la fiamma di una candela o lampada a olio su una superficie fredda e recuperando la fuliggine che la fiamma depositava. Per farsi un’idea trovate un video esplicativo qui
Altri materiali di partenza per la produzione del nerofumo furono sarmenti e fecce di vite (nero di vite), ossa di animali (nero d’ossa) e il liquido secreto dalla seppia (nero di seppia). 
Il nerofumo ha l’importante qualità di non essere reattivo, grazie all’inerzia chimica del carbonio, e di non essere soggetto ad alcuna alterazione. Presenta, però, due aspetti negativi che ne hanno portato alla sostituzione: può provocare delle macchie in presenza di umidità e non penetra in profondità, quindi può essere facilmente rimosso per abrasione. 
I monaci provarono a migliorarne le caratteristiche aggiungendo vetriolo (solfato ferroso, FeSO4), che rese l’inchiostro più penetrante tra le fibre. Purtroppo, col tempo, il vetriolo provocava l’insorgere di incrostazioni brune difficili da rimuovere (ossidi di ferro). 
Questo ulteriore problema di alterazione portò allo sviluppo di nuove miscele e, quindi, alla scoperta dell’inchiostro ferrogallico (ancora oggi utilizzato, noto come blue-black permanent ink), che condusse, tuttavia, a condizioni di conservazione della carta ben peggiori. 

Con questo breve riassunto si voluto è ricordare le origini e le caratteristiche di uno degli inchiostri più importanti della nostra Storia. Il nerofumo non è stato solo tra i precursori degli inchiostri neri, ma è anche diventato, in epoca medievale, il protagonista di sperimentazioni e scoperte, atte a modificare sempre più le proprietà degli inchiostri da scrittura. 

Emanuele 

Bibliografia 
AA. VV. (2002) Chimica e Biologia Applicate alla Conservazione degli Archivi. Direzione generale degli archivi, Union Printing, Roma. ISBN 88-7125-236-5 
Copedé M. (1991) La carta e il suo degrado. Nardini Editore, C. E. Nerbini, Firenze. ISBN 88-404-4013-5 

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