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News from diagnostic world: la datazione degli strati archeologici

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Nei prossimi giorni avrà luogo il X Convegno Nazionale AiAr, al quale io, Melania e Tiziana prenderemo parte. Con l’occasione del News from Diagnostic World di oggi, vorrei giocare in casa, parlandovi della ricerca recentemente pubblicata su Electroanalysis riguardante la datazione degli strati archeologici  che presenterò, per l’appunto, nei prossimi giorni al Convegno.
La datazione dei manufatti archeologici è un aspetto fondamentale dell’archeometria: stabilire con una precisione più o meno accurata la datazione di un reperto è importante per il campo prettamente archeologico, così come per gli studi di autenticazione dei manufatti.
Per alcuni reperti, come ceramiche o resti umani, vi sono metodi di datazioni oramai consolidati (termoluminescenza, 14C, ad esempio) che possono però richiedere una metodologia di 
campionamento distruttiva. Per i metalli, i quali sono tra i reperti più comuni, il discorso della datazione risulta ben più difficile da affrontare, poiché il problema del riutilizzo del metallo stesso può falsare i risultati delle analisi svolte. Tuttavia, quando vi sono le condizioni appropriate, è possibile studiare la datazione dei reperti metallici in relazione ai livelli stratigrafici di un sito archeologico.
Il lavoro “Dating Archaeological Strata in the Magna Mater Temple Using Solid-state Voltammetric Analysis of Leaded Bronze Coins”, nato dalla collaborazione tra  Sapienza, Università di Roma, la Soprintendenza per i Beni Culturali di Roma, l’Università di Valencia e l’Università Politecnica di Valencia, mira al consolidamento di una metodologia di datazione dei bronzi ad alto contenuto di piombo; tale metodologia è principalmente basata sulla Voltammetria di Microparticelle e confermata da analisi di routine, come la spettroscopia Raman. La campionatura analizzata appartiene al sito archeologico della Magna Mater, sul Palatino di Roma; la classificazione numismatica delle monete e della datazione dei livelli stratigrafici nei quali esse sono state ritrovate è stata curata dall’archeologo Dott. Fulvio Coletti.
Grazie all’unione delle competenze analitiche e archeologiche, infatti, è stato possibile confrontare i segnali voltammetrici del rame e del piombo, stabilendo le differenti età delle monete in base al loro ritrovamento nei vari livelli archeologici del sito. Le monete per cui non era possibile stabilire il livello di appartenenza, sono state datate grazie alla risposta elettrochimica dei prodotti di corrosione. L’aspetto sperimentale della ricerca è supportato dalla teoria elettrochimica, presente nell’articolo stesso, e da due precedenti lavori: una ricerca preliminare sulla datazione delle monete di Magna Mater nella quale anche la Spettroscopia di Impedenza Elettrochimica (Analytica Chimica Acta) ha confermato l’appartenenza a vari livelli stratigrafici, e una ricerca pubblicata su Archeometry (1) nella quale  è stato sviluppato un modello teorico per la datazione di bronzi ad alto contenuto di piombo (in quest’ultimo caso, statue).
La ricerca può contribuire ad aiutare e completare le indagini archeologiche, laddove vi possono essere dubbi di datazione o di autenticità: possiamo dire che questo, come tantissimi altri lavori, conferma la necessità di interazione tra le diverse figure professionali e il ruolo essenziale della diagnostica per l’archeologia. 

Francesca


P.S. Buon San Valentino a tutti gli innamorati (anche agli innamorati della Scienza!)!

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