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Gli strumenti ad arco, Stradivari e l’arte liutaria: quando il Bene Culturale non è solo da esposizione

“La Musica è una rivelazione, più alta di qualsiasi saggezza e di qualsiasi filosofia.”
Ludwig van Beethoven

Uno dei più preziosi esemplari del Maestro Stradivari, il violino “Hellier”
realizzato nel 1679 e attualmente conservato presso il Museo del Violino di Cremona.

Fin dalla notte dei tempi, la Musica ha scandito e arricchito la vita degli esseri umani, riuscendo a caratterizzare specifici periodi storici e aree geografiche.
La magia della Musica, che permette all’uomo di elevarsi e di mettersi in diretta comunicazione con la bellezza, nasce grazie agli strumenti musicali, perfetti intermediari fra l’uomo e il divino, frutto di un continuo studio, di fallimenti e di esperimenti condotti dagli uomini del passato. La loro pregevolezza e importanza ne implica un vero e proprio fenomeno di celebrazione e personificazione: difatti, vengono considerati degli oggetti “vivi”, dotati di un’anima e capaci di “assorbire” le virtù dell’esecutore, amplificando la bellezza della loro magica melodia.
Tuttavia, si tende a dimenticare che si tratta di comuni oggetti costituiti da materia che, pertanto, sono soggetti a fenomeni
di degrado come qualsiasi altro bene d’uso comune o di pregio. Infatti, di fondamentale importanza non è solo l’estetica dello strumento musicale, ma anche (e soprattutto) la sua suonabilità e la bellezza del suono che è in grado di produrre.
L’arte liutaria ha sempre ricercato il giusto connubio fra bellezza estetica ed acustica, motivo per cui gli strumenti musicali rappresentano il risultato di una serie di innumerevoli equilibri, che rendono ogni esemplare creato unico e diverso dagli altri, anche se prodotti dal medesimo liutaio.
Il grande maestro Antonio Stradivari rappresenta in modo eccelso il mondo della liuteria, in quanto sapeva scegliere e selezionare il legno da usare per propri strumenti come pochi altri: l’elevatissima qualità della sua Arte è testimoniata dai magnifici esemplari che, ancora oggi, eccellono sia dal punto di vista estetico che musicale.
I legni utilizzati dal maestro Stradivari e dai suoi colleghi liutai erano, principalmente, l’abete rosso della Val di Fiemme o abete di risonanza, adoperato per la realizzazione della tavola armonica, e l’acero dei Balcani, scelto per ricavarne fondo, fasce e manico. Tuttavia, la preziosità degli strumenti stradivariani si riferisce ad una pluralità di fattori, quali la sapiente ricerca del legno da adoperare e la miscela di vernici utilizzate: antiche leggende narrano che egli uscisse di notte e in particolari periodi dell’anno alla ricerca del legno per i suoi strumenti e che, per selezionare i pezzi migliori, facesse rotolare i tronchi al fine di udirne il suono prodotto.
Tuttavia, bisogna ammettere che, oltre alla sua grande abilità, Stradivari fu particolarmente agevolato da un fattore esterno alla sua Arte: studi condotti negli ultimi anni hanno affermato che in Europa centrale, fra il Seicento e il Settecento, si verificò una piccola “era glaciale”, che prende il nome scientifico di Minimo di Maunder, dal nome dell’astronomo solare che studiò il fenomeno. Edward Maunder si accorse che il repentino abbassamento delle temperature e l’incremento delle precipitazioni in Europa era causato dalla mancanza di macchie solari sul Sole. Il fenomeno portò a temperature più basse e a stagioni calde più brevi, che determinarono un aumento della densità del legno: di conseguenza, i violini realizzati in quel periodo posseggono un suono più dolce ed interessante grazie alla maggiore elasticità e densità lignea.
Anche in questo caso, la diagnostica applicata ci permette di sciogliere i segreti ancora celati dai nostri Beni Culturali, di cui gli strumenti musicali rappresentano una categoria vasta, particolare e preziosa, da apprezzare non solo con la vista, ma anche con l’udito.


• De Bonfils M., Liuteria, Roma, Musica Nova ed., 2013;

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