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TECHe – L’avanguardia tecnologica al servizio dell’esposizione museale


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Museo Egizio di Torino. Foto Archivio Goppion.  
Andando a visitare un museo, può capitare di rimanere incantati davanti alle opere più famose dell’artista di turno, oppure dagli oggetti archeologici di cui non riusciamo a spiegarci la manifattura impareggiabile, e, avendo tempo a disposizione, ci si può soffermare anche a leggere i pannelli esplicativi. L’elemento che invece quasi non notiamo è la teca espositiva, che anzi può disturbare la vista degli oggetti contenuti all’interno. Eppure si fa presto a minimizzare
col termine “teca”: quelle che a volte ci sembrano lastre di vetro anonime in realtà possono nascondere tecnologie sorprendenti.
Bisogna sottolineare che un museo (ideale) deve garantire la conservazione del patrimonio culturale al suo interno e comunicare ai fruitori il significato di tale patrimonio tramite l’esposizione. Tuttavia, conservazione ed esposizione sono azioni contrastanti fra loro: una buona conservazione richiederebbe la limitazione espositiva, viceversa una completa esposizione al pubblico limiterebbe l’efficacia dell’azione conservativa. In questa ottica di coniugazione di queste due necessità museali, rientrano i progetti delle innovative teche espositive che permettano di isolare dall’ambiente esterno e controllare adeguatamente gli oggetti. 

Ma quanta tecnologia può essere presente in una teca? Possiamo chiederlo alla Monna Lisa, la cui teca (della Goppion) è quella più intravista in assoluto. Il vetro protettivo di una teca normale ha uno spessore di 12 mm, mentre quello della Gioconda è di 30 mm: ciò lo rende praticamente inattaccabile, a prova di vandali. L’opera è totalmente isolata dall’esterno grazie a una chiusura a cerniera innovativa e le condizioni ambientali, temperatura e umidità, sono monitorate da una serie di sensori i cui valori misurati vengono inviati ad un computer che le mantiene costanti, rispettivamente 20°C e 52%. Un sistema automatico, basato sulla reazione di due metalli diversi allo stesso impulso elettrico, è in grado di produrre in qualsiasi momento il tasso di umidità richiesto, mentre il gel di silice assorbe l’umidità in eccesso. Una complessa rete di ventilazione garantisce la circolazione dell’aria depurata all’interno della teca, mentre dei filtri (provenienti dall’industria aerospaziale) bloccano polvere e contaminanti biologici.
In definitiva, la celebre opera di Leonardo risulta blindata e ben controllata: sarà proprio tutta questa sicurezza il motivo del suo sorriso? 

Un altro esempio è quello dei Bronzi di Riace, installati su basi in marmo di Carrara progettate dall'Enea, che assicurano il totale isolamento nei confronti delle sollecitazioni sismiche. Nel basamento sono inseriti degli accelerometri che servono a controllare la presenza di vibrazioni, mentre delle sonde all’interno delle statue ne controllano lo stato di conservazione, individuando ogni minimo problema.
Tutti i dati del monitoraggio sono trasmessi ad un computer controllabile da remoto, potendo così intervenire tempestivamente in caso di anomalie o in concomitanza di valori critici. Qualora i parametri dovessero avvicinarsi o superare i livelli di guardia, il sistema provvede automaticamente ad avvisare i tecnici con sms, email o telefonate registrate. 

Purtroppo gli innovativi sistemi espositivi necessitano di notevole tempo per il loro sviluppo, per questo motivo sono applicati solo ad opere molto note. Però, nell’Era dell’Internet of Things, ogni giorno vengono sviluppati metodi sempre più smart con cui si potrà salvaguardare tutte le opere presenti in museo. Forse un giorno sarà possibile controllarne lo stato conservativo tramite un’app presente sullo smartphone, anche da parte del pubblico. 

Per approfondire l’argomento vi consiglio la lettura gratuita “La Scienza delle Vetrine”, volume redatto dal CNR. 

Emanuele

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