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News from diagonstic world: Una nuova Palmira

Oggi non vi parlerò di analisi diagnostiche o di novità scientifiche nel mondo della conservazione, ma vi racconterò di come le nuove tecnologie possano essere messe a servizio della salvaguardia e della trasmissione dei Beni Culturali alle generazioni future, soprattutto oggi che viviamo in un periodo storico decisamente irrispettoso delle Civiltà che ci hanno preceduto.

L'area archeologica di Palmira nel 2005

Ogni giorno ascoltiamo notizie di attacchi terroristici da parte
del sedicente Stato Islamico, non solo contro i cittadini di cultura occidentale in città europee e d’oltre oceano, ma anche contro opere artistiche e architettoniche simbolo della millenaria cultura mediorientale. È stato questo il caso di Palmira: una delle più antiche ed importanti città della Siria, crocevia di diverse civiltà e prestigioso nodo commerciale (la Sposa del deserto degli antichi viaggiatori). L’area archeologica del I-III secolo d.C. contiene testimonianze del connubio tra la tecnologia delle popolazioni greco-romane, le tradizioni locali e le influenze dei popoli persiani ed è Patrimonio dell’UNESCO dal 1980. Il 21 maggio 2015 l’ISIS ha dichiarato di aver conquistato la città moderna di Palmira ed il suo sito archeologico; nell’agosto dello stesso anno, con una serie di attacchi, i terroristi islamici hanno raso al suolo alcuni dei monumenti più noti della città vecchia.

Dopo la cacciata dei terroristi nella primavera del 2016, esperti e studiosi del settore, assieme a due società toscane, hanno unito le loro forze per dar vita ad un progetto tanto particolare, quanto ambizioso: la ricostruzione, mediante stampa 3D e materiali naturali, dei monumenti originali di Palmira danneggiati irrimediabilmente. Si è scelto di operare attraverso queste nuove tecnologie per un semplice motivo: come sostiene il Prof. Matthiae, i monumenti di cui si richiede il rifacimento sono stati disintegrati a tal punto che risulta impossibile procedere con la ricostruzione per anastilosi, in cui archeologi e architetti italiani eccellono.

Il progetto ha previsto uno studio archeologico e fotografico delle opere, seguito dalla creazione di progetti digitali, diventati le linee guida del robot modellatore (qualcuno l’ha definita una sorta di “stampa per sottrazione”) dei blocchi di materiale lapideo. Questi ultimi non sono stati cavati, ma stampati in 3D utilizzando come materia prima delle sabbie particolari. Grazie a questo progetto, iniziato con la realizzazione dell’arco di trionfo in scala ridotta, si spera un giorno di poter riportare l’area archeologica al suo meraviglioso stato pre-bellico.

L’Institute for digital archaeology di Oxford, partner e finanziatore di questo progetto, ha distribuito a civili e volontari in Medio Oriente delle fotocamere per immortalare tutte le opere d’arte ancora in piedi in siti archeologici a rischio: nella malaugurata ipotesi di nuovi interventi di ricostruzione in zone di guerra, si potranno utilizzare queste immagini per realizzare dei progetti dettagliati su cui basare le grandi copie degli antichi monumenti.


Qui il link al video della ricostruzione dell’arco:

Qui la presentazione del nuovo arco al mondo:

 Melania

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