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“Scientia ad Artem 3”: Riassunti e Riflessioni

Alla ricerca del diagnosta perduto
Il giorno 8 giugno 2017 si è svolto a Firenze, presso l’Auditorium di Santa Apollonia, il workshop “Scientia ad Artem 3”, incentrato sulla definizione e sul futuro lavorativo del diagnosta per i Beni Culturali.
Il Professor Focardi, Presidente dei corsi di Laurea L-43 e LM-11 dell’Università di Firenze, ha aperto la tavola rotonda mettendo in luce le problematiche generali legate alla nostra figura lavorativa.
Nel messaggio inviato ai presenti dall’Architetto Francesco Scoppola, risulta chiaro che la chiave per dare valore e voce al patrimonio culturale è la multidisciplinarietà, attuata da un team costituito
non solo da “colti e illuminati”, ma da chiunque possa dare un apporto positivo e significativo alla tutela e alla conservazione. Una volta trovato un equilibrio in questo senso, lo Stato dovrebbe però apportare il suo vivo e attivo intervento finanziando lo studio e la ricerca tecnologica, perché, come suggerisce l’Architetto, “non sono costi aggiuntivi quelli destinati alla ricerca, ma lungimiranti forme di risparmio”.
La Dottoressa Marisa Laurenzi Tabasso come prima cosa ha reso noto che la presenza di una figura simile a quella del diagnosta era già prevista in passato all’interno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo: tantissimi sono stati, infatti, gli specialisti di altri settori scientifici “prestati al restauro e alla diagnostica”. Ad oggi, le Università formano una figura professionale completa sotto questo aspetto, in grado di subentrare ai pensionamenti interni al Ministero. Per questo motivo, il MiBACT ha istituito una commissione, costituita dalla Dott.ssa Tabasso, dal Dott. A. Macchia, dal Dott. A. Camilli e dal Prof. R. Mazzeo, con l’incarico di formare e definire il profilo professionale di figure specializzate. La commissione, comprendendo a fondo i contributi delle diverse discipline scientifiche per i Beni Culturali, ha definito le competenze necessarie al futuro diagnosta, delineando i requisiti minimi dell’Esperto Scientifico per la Conservazione dei Beni Culturali (ESCBC).
Il Prof. Mazzeo dell’Università di Bologna ha aggiunto che non sono solo i laureati in Scienze applicate ai Beni Culturali ad essere interessati a questa figura professionale, ma anche tutti gli esperti degli altri settori scientifici che si occupano di misure, analisi e tecnologie applicate al patrimonio culturale.
A proposito di sbocchi professionali, la Dottoressa Ottaviani, in rappresentanza del MIUR, ha espresso l’apertura del Ministero verso la richiesta di accesso alle classi di insegnamento delle materie scientifiche per i laureati LM-11 e 12/S. Da questo parere positivo, si spera che al più presto la promessa diventi concreta.
Il Dottor Zanini, Presidente dell’Associazione Assorestauro, ha sottolineato, sulla base della sua diretta esperienza lavorativa, quanto la nostra figura sia importante per i restauratori, puntando quindi ad un sinergico lavoro di squadra.
Il Dottor Ciatti dell’OPD esprime il suo disappunto nell’appurare che ancora oggi si discuta sulla bontà e sulla validità della figura del diagnosta, alludendo all’episodio avvenuto in Francia alla fine del XVIII secolo, in cui per la prima volta in un lavoro di restauro su una importante opera di Raffaello sono stati coinvolti anche due scienziati nel team di lavoro, oltre a due restauratori. Nonostante ciò, a distanza di oltre due secoli, ancora si dibatte sulla possibilità di far lavorare insieme professionisti provenienti da ambiti culturali diversi fra loro ma estremamente complementari. A suo parere, l’attività diagnostica e di prevenzione non viene attuata a causa della sottovalutazione dei problemi che affliggono opere in cattivo stato di conservazione.
Infine, il Dottor Andrea Macchia, Presidente dell’Associazione Yococu, suggerisce di puntare ad una legge che preveda la diagnostica preventiva per ogni progetto incentrato sui Beni Culturali, così come si svolge archeologia preventiva in ogni contesto archeologico e non.

Per rispondere a quanto detto dagli ospiti della tavola rotonda è intervenuta la neonata associazione ANEDbc (Associazione Nazionale degli Esperti di Diagnostica e di Scienze e Tecnologie Applicate ai Beni Culturali) a difesa dei laureati in Scienze e Conservazione dei Beni Culturali. Secondo le rappresentanti dell'Associazione, per far si che la situazione cambi in positivo bisogna modificare il sistema delle assegnazioni dei lavori di diagnostica dal parte del MiBACT, permettendo a chi ha ricevuto la nostra formazione universitaria di aver finalmente uno sbocco professionale concreto e riconosciuto. La collaborazione dell'ANEDbc con altre associazioni di categoria (come Assorestauro) e la sua crescita, grazie alle continue nuove iscrizioni, permetterà a tutti gli esperti scientifici per la conservazione dei beni culturali di essere rappresentati davanti ai funzionari del ministero, per ottenere i traguardi tanto sperati.

Concludendo, dal nostro punto di vista, l’evento è stato interessante ed estremamente stimolante; tuttavia il suo raggio di azione rischia di rimanere limitato e circoscritto ai presenti. Se fossero intervenuti anche gli alti rappresentanti dei Ministeri interessati, si sarebbe fatta più chiarezza sul problema e forse il processo di definizione della nostra figura non sembrerebbe ancora così lontano.



Melania e Tiziana

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